Adrara San Martino

Blasonatura

d’argento, alla croce di Sant’Andrea d’azzurro, caricata dal castello torricellato di un pezzo centrale, merlato di tre alla guelfa (in uso dal comune)

Note

Fino al 1754 Adrara San Martino formava con Adrara San Rocco un’unica entità. La parola Adrara potrebbe derivare dal latino ater ‒ nero, scuro ‒ un derivato di atraria, riferito a terra di colore scuro, in quanto, nelle vicinanze del paese, è ubicata una fonte dalla quale scaturisce una sostanza nera ‒ forse una sospensione di lignite – dopo che ha piovuto. La specificazione San Martino è stata scelta in onore del santo patrono.

Nell’Archivio Centrale dello Stato di Roma e all’Ufficio Araldico della Presidenza del Consiglio dei Ministri non sono depositati documenti in merito allo stemma e nemmeno sono state trovate delibere: vuol dire che il Comune non ha mai avanzato formale richiesta del proprio stemma.

L’emblema innalzato dall’amministrazione civica, di cui si fa cenno nello Statuto, è semplice e rispettoso delle regole araldiche.

La figura principale, su fondo d’argento, è la croce di Sant’Andrea d’azzurro, tecnicamente croce in decusse, dal latino decem axis, riferendosi alla cifra romana X, dieci; si tratta di una pezza onorevole formata dalla sovrapposizione di una banda e di una sbarra, ad andamento obliquo, che si incontrano al centro dello scudo.

Il castello, simbolo della famiglia degli Alessandri, ricorda la roccaforte del partito guelfo, della quale rimangono i resti sul colle Durone; le caratteristiche araldiche sono date dalla presenza di una torre centrale e dalla merlatura alla guelfa, cioè con i merli disegnati come piccoli rettangoli.

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