Averara

Blasonatura

D’azzurro, alle due torri, di rosso, mattonate di nero, merlate alla guelfa di tre, chiuse di nero, finestrate di due in palo, dello stesso, sormontate dall’aquila d’oro, fondate sulla pianura, di verde. (DPR 15/7/2011, CONCESSIONE)

Note

L’antico stemma di Averara e di tutta la valle omonima, presente nello stemmario del Camozzi del 1888, era dipinto su alcuni palazzi storici ed era   in uso anche negli stampati comunali o sui documenti ufficiali. Tra gli affreschi della via porticata nel centro del paese, era attorniato da un esergo che componeva un motto: turri fidem sagittas amo- rem, decearat Averariae nomen, dimostrando come la freccia e la torre, intimamente legate al nome di Averara come in un atto d’amore e di fede, fossero una cosa sola. In passato non risulta che il piccolo Comune abbia mai istituito la pratica di riconosci- mento dell’antico stemma. La freccia, elemento peculiare, purtroppo si perse nelle pieghe del tempo, sopravvivendo soltanto negli antichi stemmari. Il nuovo, ideato e progettato da Giovanna Begnis, la stessa autrice di altri emblemi civici della Valle Brembana, si allontana dal disegno originale, ospitando nel proprio scudo due torri: quelle ancora visibili e fatte erigere a scopo difensivo, essendo il paese l’ultimo sulla via Mercatorum, che conduceva in Valtellina e nei Grigioni. La descrizione araldica elenca le caratteristiche delle due torri di rosso, ciascuna con una merlatura alla guelfa, con tre merli disegnati come rettangoli, una porta e due finestre, una sopra l’altra.

L’aquila d’oro è simbolo del territorio alpino mentre la pianura di verde, pezza araldica che occupa la parte inferiore dello scudo, evoca, soprattutto nel colore, l’ambiente boschivo di cui è circondato il paese.

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