Bottanuco

Blasonatura

Partito: nel PRIMO d’oro alla spada d’acciaio posta in palo con la punta all’ingiù, sormontata da tre cuori di rosso, rovesciati, ordinati in fascia; nel SECONDO di rosso alla penna d’oca al naturale posta in sbarra; al capo d’azzurro e di nero. (DPR 14/8/1967, CONCESSIONE)

Note

Un primo progetto per lo stemma di Bottanuco non fu accolto perché con delibera della giunta municipale del 1° ottobre del 1950 se ne chiese per errore il riconoscimento; così il sindaco Ercole Mazza avanzò un secondo bozzetto.
Lo stemma attuale è un partito, diviso in due da una linea verticale passante dal punto medio del lato superiore alla punta; gli smalti del fondo rievocano quelli del capoluogo e dell’insegna colleonesca.
A destra, la spada d’acciaio posta in palo, in verticale, allude al triste avvenimento del 1398, come riportato da Francesco Vallardi nell’opera Nuova Italia, quando il paese fu devastato e raso al suolo dai guelfi perché si erano rifugiati dei ghibellini. La figura ordinaria della spada prevede che la punta sia rivolta in alto, in questo caso, si trova verso il basso. I tre cuori di rosso, rovesciati, cioè capovolti, sono l’emblema distintivo dei Colleoni; si vuole ricordare il Bartolomeo che ebbe in feudo il territorio dopo aver conquistato San Luca nel cremonese.
La penna d’oca al naturale è un omaggio a Giovanni Finazzi, un insigne storico, nato proprio a Bottanuco agli inizi dell’Ottocento, che ottenne la cattedra di Teologia all’Università di Bergamo.
Col capo d’azzurro e di nero, la parte alta dello scudo, si vuole simboleggiare l’eterna lotta tra guelfi e ghibellini, essendo il Comune all’interno dell’Isola bergamasca, quel territorio compreso tra l’Adda e il Serio, confine dei due stati, il Contado Milanese e la Repubblica di Venezia.

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