Costa di Mezzate

Blasonatura

D’oro, al castello di rosso, murato di nero, formato dall’antimuro poligonale (tre lati visibili), chiuso di nero, merlato alla ghibellina di undici merli visibili, quattro angolari, tre nel prospetto centrale, due nei prospetti laterali, l’antimuro parallelo e posto a difesa di tre casematte retrostanti, coperte di rosso, munite di finestrelle a guisa di feritoie, del campo, le casematte laterali con quattro feritoie ciascuna, due e due, la casamatta centrale, più alta, con sei feritoie, tre e tre, unita alla torre retrostante, merlata alla ghibellina di cinque, finestrata di quattro, in fascia, del campo. (DPR 22/09/1992, CONCESSIONE)

Note

Lo stemma di Costa di Mezzate è stato ripreso dal primo progetto risalente al 1949 quando il Comune, ancora unito a Monticelli di Borgogna, si chiamava Costa Monticelli. Con delibera di consiglio comunale del 27 novembre 1949, il sindaco Battista Cortinovis approvò lo stemma dello Studio Araldico di Genova a cui era stato dato incarico di elaborarne uno ex novo dal momento che non ne esisteva uno antico. La relazione storico–corografica, allegata alla documentazione della pratica di concessione, si soffermava sull’elemento principale attorno a cui si sono svolte tutte le vicende feudali del paese, il castello dei Camozzi Vertova; il maniero era servito a difendere l’abitato durante le lotte fratricide tra guelfi e ghibellini.

Il progetto araldico si fermò prima ancora di formulare l’istanza di concessione per problemi finanziari. Quando il Comune tornò ad essere Costa di Mezzate, si sentì l’esigenza di procedere a nuova richiesta di approvazione dell’emblema civico. Si dovette aspettare fino al 1992 per deliberare un progetto definitivo, affidato nuovamente allo Studio Araldico di Genova che ripropose il vecchio stemma. L’emblema ricevette il parere positivo e il nulla osta dell’Ufficio Araldico della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che lo accolse nella sua delineazione non trovandovi anomalie araldiche. La blasonatura è lunga e complicata perché la figura del castello non è quella ordinaria prevista dall’araldica ma riprende nelle sue fattezze la forma reale del maniero.

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