Covo

Blasonatura

Di rosso, al covone di spighe di grano d’oro. (DPR 25/08/1953, CONCESSIONE)

Note

È sicuramente uno stemma parlante: il covone raffigurato su fondo di rosso allude al nome del paese. L’emblema, di antiche origini e scolpito su un rilievo del mulino di Porta Calcio riportante la data 1411 Agusti 16, apparteneva alla famiglia Covo o Covi, feudataria nel 1422 della contea, grazie alla concessione di Giovanni Maria Visconti, signore di Milano. Nello stemmario Trivulziano, codice araldico della seconda metà del Quattrocento, illustrato dal pittore Gian Antonio da Tradate, si possono osservare due esemplari: nel primo, l’attuale, il covone è su fondo di rosso, mentre nel secondo è sormontato dal capo dell’impero, ossia d’oro con l’aquila di nero.

Il podestà Giulio Sanga, con delibera di consiglio comunale del 28 marzo 1935, approvò l’emblema inserendovi delle spezzature, o brisure, per differenziarlo dallo stemma famigliare onde evitare di ledere dei diritti di appartenenza.

Nonostante le precauzioni del podestà, il 6 dicembre 1935 la Commissione Araldica diede un parere negativo poiché la famiglia Covo, non essendo ancora estinta, avrebbe potuto reclamare il diritto all’utilizzo esclusivo del proprio emblema.

Nel settembre del 1951 venne riproposto un identico bozzetto con le stesse giustificazioni. L’Ufficio Araldico della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con nota del 15 settembre 1952, avrebbe accolto la domanda a patto di limitare il disegno dello stemma soltanto alla seconda parte, dove è presente il covone su fondo di rosso.

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