Romano di Lombardia

Blasonatura

Partito di rosso e d’oro, al castello dell’uno all’altro, esso castello munito di tre torri, la torre centrale più alta e più larga, merlato alla ghibellina, il fastigio di dieci, la torre centrale di cinque, le torri laterali di tre, aperto e finestrato del campo, due finestre nel corpo del castello, due nella torre centrale ordinate in fascia, una nelle torri laterali. (DPR 15/7/2011, concessione)

Note

Nell’antico stemma cittadino, di cui esistono diverse delineazioni negli stemmari ottocenteschi, conservati alla Biblioteca Civica di Bergamo, vi compare la rocca di Romano di Lombardia, ancora esistente.

La partizione di rosso e d’oro dello scudo e del castello a colori invertiti nell’emblema civico — per nulla rara in araldica — simboleggia la divisione storica del borgo, feudo suddiviso tra il vescovo di Cremona e quello di Bergamo, che fu causa di diverse dispute sanguinose. La questione venne definitivamente risolta nel 1171, allorché gli abitanti si accordarono con i bergamaschi accettando, in cambio di privilegi fiscali, la costruzione di un nuovo borgo poco distante da quello antico, in territorio completamente soggetto alla città Bergamo; così il paese divenne un presidio fortificato in terra bergamasca.

L’appartenenza certa al capoluogo è sancita in maniera inequivocabile dai colori del fondo. L’espressione dell’uno all’altro in araldica sta a indicare una figura posta su una linea di partizione, che prende passando da un campo all’altro il colore del campo adiacente. La blasonatura è precisa e si sofferma sulle caratteristiche del castello, munito di tre torri, la cui centrale è più alta e larga: è merlato alla ghibellina, coi merli disegnati con un’incisione a guisa di coda di rondine. Il loro numero è specificato sia per ciascuna torre sia per il fastigio; è aperto e finestrato del campo, con una porta e delle finestre dalle quali si intravvede il colore del campo.

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