Roncobello

Blasonatura

D’oro, all’aquila di nero, con il volo abbassato; al capo diminuito, di rosso.   (DPR 20/8/1998, CONCESSIONE)

Note

Nel 1949 il sindaco Carlo Milesi istituì regolare istanza chiedendo il riconoscimento dell’emblema usato dal Comune, essendo stampato sui documenti e sugli atti ufficiali da tempo immemorabile. Il 22 marzo 1950, a fronte di una richiesta da parte dell’Ufficio Araldico della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il sindaco ribadì che non era possibile inviare le prove dell’antico uso dello stemma, ma di certo non vi erano dubbi sull’appartenenza a Roncobello, dal momento che l’aquila è un animale che si riscontra in ambiente alpino. L’ispettore generale Guido Manganelli dell’Archivio di Stato di Milano bocciò completamente il progetto araldico: — poiché il sindaco — dichiarò di non poter inviare le prove dell’antico uso dello stemma, e tenendo conto con quanto scritto nella relazione si esprime che il parere sia respinto. Le motivazioni di questo rifiuto sono date dalla scelta dei colori dello scudo, arbitrariamente desunti dallo stemma del capoluogo, scelta che non può essere accettata se non per fondate motivazioni storiche; e dalla figura dell’aquila assunta a simbolo dell’altezza sul mare, alla quale è posto il territorio: non esprime con questa una caratteristica del paese, perché altri comuni d’Italia che si trovano nelle stesse condizioni di Roncobello potrebbero chiederne l’introduzione nel loro stemma.

Lo stemma, ripreso nel 1998, ricevette il nulla osta dall’Ufficio Araldico non trovandovi anomalie araldiche e accogliendo l’antichità del suo utilizzo.

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