Taleggio

Blasonatura

Inquartato, caricato della croce d’argento ridotta, il PRIMO e il QUARTO di rosso alla vacca ferma [al naturale] sostenuta dalla pianura di verde; il SECONDO e il TERZO d’oro all’albero fogliato di verde, nodrito su campagna dello stesso. Sotto allo scudo, su lista d’azzurro, il motto in lettere maiuscole di nero FIDELITAS TALEGII . (IN USO DAL COMUNE)

Note

Lo stemma, non ancora ufficialmente concesso, raffigurato anche nello stemmario del Camozzi, mostra nei suoi inquartati la storia e le peculiarità del paese.

La croce d’argento ridotta, più piccola dell’ordinaria, potrebbe far riferimento al confine territoriale tra il Contado Milanese e lo Stato della Serenissima; nel territorio infatti numerosi cippi si ergono lungo i sentieri a ricordare questa frontiera.

Nel primo e quarto campo, su fondo di rosso, la vacca ferma [al naturale], con tutte le zampe appoggiate sul terreno e con i colori che avrebbe nella realtà, ricorda la produzione del famoso stracchino, avviata da Amilcare Arrigoni, nativo di Olda. Nei restanti inquartati, su fondo d’oro, l’albero evoca l’etimologia del paese; la maggior parte degli storici è concorde nell’affermare che Taleggio derivi dalla parola latina titilietum, luogo coperto da tigli, così come afferma anche lo storico Bortolo Belotti nell’opera Storia di Bergamo e dei Bergamaschi.

Il motto che campeggia su un nastro d’azzurro, forse a ricordare l’impetuoso torrente Enna che forma uno spettacolare orrido, è FIDELITAS TALEGII, ripreso dalla colonna fatta innalzare dal Governo di Venezia a memoria del rinnovato giuramento di fedeltà prestato dai valligiani alla Repubblica.

Non risultano atti o documenti di approvazione dello stemma. Negli archivi storici di Milano, di Bergamo e nell’Archivio Centrale dello Stato di Roma, non è depositato alcun fascicolo.

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