Treviglio

Blasonatura

D’argento, alla torre aperta, merlata alla ghibellina, fiancheggiata da due leoni rampanti poggianti una branca anteriore e posteriore alla torre, sormontata da un’aquila tenente fra gli artigli un suino capovolto. (DCG 4/12/1932, RICONOSCIMENTO)

Note

Lo stemma di Treviglio è da secoli usato negli atti ufficiali del Comune. Il podestà Luigi Cassani, con delibera del 24 gennaio 1931, approvò l’emblema come descritto da Emanuele Lodi, autore de La storia di Trevì, del 1629, e Breve Storia delle cose memorabili di Trevì, del 1647 e dal notaio Carlo Casati nell’opera Treviglio di Ghiara d’Adda e suo territorio del 1872. Anche nel volume di don Francesco Rainoni Treviglio, le sue chiese, c’è una precisa descrizione dello stemma.

Nell’istanza di riconoscimento inoltrata dallo stesso podestà ci sono le spiegazioni dei simboli presenti nello stemma, riprese dalle descrizioni storiche dei citati autori: (—) il castello rappresenta la città di Treviglio; i due leoni, in atteggiamento di fiera vigilanza, indicano la forza e il valore dei trevigliesi; l’aquila è l’emblema della città ghibellina od imperiale; ed il suino vuole significare la ricchezza della terra tanto che Treviglio, fin dal 1600, fu chiamata Trevì la grassa.

Il 12 gennaio 1932, su parere conforme della Regia Commissione Araldica Lombarda, il commissario aggiunto del re Luigi Rangoni Macchiavelli affermò di poter riconoscere lo stemma di Treviglio mediante un decreto del capo di Governo.

Lo stemma, elegante nella sua composizione araldica, fu oggetto di variazioni negli anni successivi ma il bozzetto ufficiale rispecchia gli elementi così come previsti dalla blasonatura, certamente avara nella loro descrizione, meritevoli comunque di migliore caratterizzazione.

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