Vedeseta

Blasonatura

D’argento a tre sbarre d’azzurro. (DPR 29/11/1971, CONCESSIONE)

Note

Semplice ed elegante, lo stemma di Vedeseta, presente anche nello stemmario del Camozzi, era usato da tempo immemorabile; si dovette però arrivare agli anni Settanta del secolo scorso perché il Comune potesse usarne uno approvato secondo i termini di legge.

Nella delibera di consiglio comunale del 3 luglio 1971, dopo votazione unanime, il sindaco Lorenzo Musitelli approvò il vecchio emblema.

Lo stemma civico di Vedeseta richiamerebbe con un’alterazione degli smalti, o brisura, l’antica arma nobiliare degli Arrigoni, famiglia nativa della Val Taleggio, in cui l’elemento principale è dato da tre bande di colore rosso.

Originario di Vedeseta, un certo Orlando Arrigoni, nel XIV secolo, fece costruire una torre che portava il suo nome.

Nell’emblema famigliare erano presenti altri elementi, eliminati successivamente, quali il capo dell’impero, cioè l’aquila di nero su fondo d’oro, e le lettere AR. Con queste modifiche si arrivò così alla semplice insegna del Comune di Vedeseta, come viene raffigurata nei bozzetti ufficiali vidimati dall’Ufficio Araldico della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Dal punto di vista araldico nello scudo, su fondo d’argento, compaiono tre sbarre d’azzurro; la sbarra, pezza onorevole araldica di colore diverso rispetto al metallo del fondo, ha un andamento obliquo partendo dall’alto a sinistra per giungere al basso a destra.

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