Prefazione

Il libro che avete per le mani è una miniera di sorprese fin dall’apertura. Quella che in apparenza potrebbe sembrare materia arida e per pochi si trasforma pagina dopo pagina in storia colorata e viva, ricca di notizie e curiosità sulla nostra terra. Perché ogni stemma ha una sua intima ragione, richiama un’identità, un percorso storico, vanta precisi rimandi alla zona o a qualche evento decisivo per l’identità degli abitanti del paese.
Non è tutto: vi sembrerà strano, o perlomeno a noi così è sembrato, questi stemmi non sono nascosti in qualche cassapanca o archivio comunale. No, sono visibilissimi e diffusi su documenti ufficiali, cartelli stradali, certificati vari. E quindi fanno parte della nostra quotidianità, o perlomeno capita spesso di incrociarli. Eppure — è sempre l’esperienza che parla — non è detto che uno si interroghi sull’origine piuttosto che sul significato di questo o quell’emblema.
Si tratta in ogni caso disegni tra loro molto diversi, ricchi di rimandi e riflessioni. Guardandoli un po’ più da vicino, si sorride pensando che il simbolo più rappresentato tra questi stemmi è il castello (o torre), a riprova della ben nota propensione dei bergamaschi per le costruzioni. Molto presenti anche figure di alberi e fiumi, stelle e animali, monti e simboli del lavoro, via via fino all’immagine meno presente di tutte: il libro.
E quest’ultimo richiamo ci porta a una previsione facile facile: aprendo questo — di libro — , per prima cosa ciascuno di voi andrà difilato a sbirciare lo stemma del proprio comune, resterà sorpreso dai colori, i simboli, i rimandi, per tacer delle spiegazioni. Poi comincerà a sfogliar le pagine una dopo l’altra, cavandone storie e curiosità che fanno di questi “Stemmi dei comuni bergamaschi” un volume davvero godibile e sorprendente. D’altronde il suo segreto è semplice: anche questa è storia,
anche questa è vita.

Alberto Ceresoli
Direttore de “L’Eco di Bergamo”

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