Sedrina

Blasonatura

D’azzurro, al torrente d’argento ondato del campo, scorrente fra rocce uscenti dai fianchi dello scudo: quella di sinistra sostenente ruderi di un fortilizio; il tutto al naturale, sormontato da due spade d’argento in croce di S. Andrea, con le punte rivolte in alto.

(DPR 4/7/1963, CONCESSIONE)


Note

Lo stemma di Sedrina, ideato negli anni Sessanta dallo Studio Araldico di Genova, riflette gli aspetti storico–geografici del paese. Non ci sono elementi araldici in questo emblema che ritrae, come se fosse una cartolina, gli aspetti paesaggistici del Comune situato all’imbocco della Val Brembana. Gli oggetti sono quelli che si possono trovare nel territorio. Il torrente d’argento ondato del campo, del colore del fondo, cioè d’azzurro, è il Brembo, che lambisce per tutta l’interezza l’abitato: è de- finito dalla blasonatura scorrente fra rocce uscenti dai fianchi dello scudo, quelle formazioni che si innalzano dalle rive del fiume e che escono dai lati destro e sinistro dello scudo.

I ruderi di un fortilizio, posti su un’altura, quella di sinistra, ricordano le fortificazioni di cui non rimangono che poche vestigia: il paese di Sedrina, coinvolto nelle fratricide guerre tra guelfi e ghibellini, fu risparmiato dalla distruzione dal suo isolamento.

Le due spade d’argento in croce di S. Andrea, con le punte rivolte in alto, ricordano le lotte in questo territorio, un luogo strategico e di confine.

L’emblema, ultimamente sottoposto a un restyling grafico dall’architetto Francesco Ravasio per renderlo meglio usufruibile dal punto di vista visivo e per poterlo utilizzare anche a diverse risoluzioni, fu approvato dall’Ufficio Araldico della Presidenza del Consiglio dei Ministri che diede il nulla osta alla sua concessione, nonostante la mancanza di elementi prettamente araldici.

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